Ma è pur sempre la vittima di una ingiustizia enorme, com’è stata l’espropriazione del suo regno, della sua casa, privandolo del contatto con la gente che dopo generazioni ancora lo ama ed è ricambiata, nonostante i tentativi cinesi di conquistare cuori e menti del Tibet.Se il governo d’Italia invece dei patti lateranensi avesse imposto alla chiesa la confisca dei beni e la sottomissione del Pontefice al partito del Duce, non sarebbe stata una bella cosa.“Una cosa è certa: l'impegno per la pace di Papa Francesco è indubitabile.

Per esempio potrebbe rispuntare fuori qualche storia più recente e ugualmente imbarazzante per la chiesa cattolica di quella dello spirito-demone tibetano, che ha per protagonisti Papa Bergoglio e altri sacerdoti nel periodo più buio della storia argentina moderna.

Nel 2000 un tribunale di Buenos Aires scrisse nella sentenza contro tre ex militari condannati all'ergastolo per l'uccisione di due sacerdoti progressisti, che la gerarchia ecclesiastica aveva "chiuso gli occhi" su quel duplice delitto.

Poiché non esistevano altre “piste” plausibili, con la fine dell’istruttoria sul triplice delitto è passato in secondo piano il ruolo dell’associazione che faceva capo a un gruppo di monaci e laici del quartiere tibetano di New Delhi, la Dorje Shugden Devotee's Charitable & Religious Society.

Eppure sarebbe stato importante andare a fondo, visto che furono i suoi aderenti ad aprire per la prima volta ai cinesi la possibilità di comprendere i vantaggi della loro speciale versione di buddhismo tibetano, basata sul culto di uno spirito che, idealmente, sta dalla loro parte e non quella del nemico “separatista” Dalai.

Poiché il Vaticano sa bene cosa significano le persecuzioni di preti e devoti nella stessa Repubblica popolare, puo’ dunque anche immaginare perché a loro volta gli spiritualissimi tibetani cercano supporto, magari da un’entità morale ed etica di “infallibile compassione” qual è il capo della Chiesa più grande dell’Occidente.

Al Vaticano basterebbe osservare le foto e i video sui social network dove si vedono i turisti cinesi entrare in monasteri e templi con le scarpe buttando in giro le cicche delle sigarette, prendendo selfie con due dita a V tra i devoti e i monaci che meditano o si prostrano ai Buddha.

Il Dalai ha spiegato più volte la sua posizione sull’argomento ed esistono centinaia di gigabyte di documenti e testimonianze online dalla sua viva voce e libri di studiosi come Georges B. Dreyfus e gli autori della Dolgyal Shugden Research Society ('Dolgyal Shugden: A History')".

Così anche gli esperti del Vaticano possono indagare sui retroscena del caso e intravvedere qua e là il tipo di strategia di diffamazione e denigrazione che la Cina potrebbe adottare per ridimensionare, oltre che il Dalai lama, anche il Pontefice di Roma.

Il braccio operativo nella attuale campagna internazionale anti Dalai è la Western Shugden society, poi ribattezzata International Shugden Community, e la loro prima uscita pubblica risale al 1996, durante una protesta in pieno centro di Londra, dello stesso tenore di quelle di oggi.